A cura del Dott. Giovanni Santarelli, fisioterapista San Rossore Sport Village.
Il mal di schiena è uno dei disturbi più diffusi nella popolazione adulta e sportiva. Uno studio del 2015 indica che oltre l’80% delle persone ha sperimentato almeno un episodio di dolore lombare nel corso della vita. Una ricerca del 2021 pubblicata su Lancet Rheumatology evidenzia inoltre come la lombalgia rappresenti oggi la principale causa di anni vissuti con disabilità a livello mondiale, con un impatto rilevante sulla qualità della vita.
Colpisce persone di ogni età, con maggiore incidenza tra i 40 e i 65 anni. Spesso viene considerato un problema unico, quando in realtà esistono diverse tipologie di mal di schiena, legate a cause differenti come ernie discali, alterazioni posturali, artrosi, stenosi del canale vertebrale, sovraccarichi funzionali o contratture muscolari. Individuarne l’origine è il primo passo per impostare un trattamento efficace e prevenire le recidive.
Il percorso di gestione può essere suddiviso in tre fasi. Nella fase acuta, caratterizzata da dolore intenso e limitazione funzionale, l’obiettivo è ridurre la sintomatologia attraverso terapie farmacologiche e fisiche. Segue la fase sub-acuta, in cui il dolore diminuisce e diventa possibile avviare un percorso di rieducazione con terapia manuale ed esercizi controllati, finalizzati a migliorare mobilità, postura e rilassamento muscolare. La fase di stato è quella in cui il dolore è quasi assente, ma risulta fondamentale per evitare la cronicizzazione.
Numerose evidenze scientifiche confermano l’importanza dell’attività fisica: uno studio del 2024 pubblicato sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy ha dimostrato come l’esercizio regolare riduca il rischio di sviluppare lombalgia rispetto alla sedentarietà, soprattutto se di intensità moderata.
